Ossimoro

Statici. Privati dei propri sensi. Vicini ma condannati ad un isolamento condiviso assieme ad altri.Gli individui bicromatici rappresentati dalla giovane artista viterbese Marialuisa Antonelli, classe ’94, soffrono all’interno di ambienti piatti riprodotti in serie di quattro. Il disagio loro inflitto non deriva unicamente dall’imposta costrizione fisica ma, principalmente, dall’assoggettamento involontario ai paradigmi sociali, ulteriormente accentuati dalle attuali circostanze pandemiche.​

Le limitazioni e l’asservimento manifestamente figurati nelle tele di Antonelli, portate a termine durante il periodo estivo, richiamano le tematiche maggiormente trattate dall’artista libanese MonaHatoum, ovvero il senso di precarietà della realtà e l’oppressione e violenza perpetrate ai danni dell’uomo, espresse attraverso installazioni scenografiche, in una scala progressiva che spazia dall’ambiente familiare al contesto urbano fino alla dimensione globale. Antonelli, al contrario, interpreta la materia mediante acrilico su tela, punto di approdo di una ricerca avviata con la xilografia, da cui assorbe l’essenzialità delle linee e la bidimensionalità delle forme.

Nei lavori della giovane artista emerge la volontà di evidenziare, quasi a voler esorcizzare, il senso di cattività e le moderne strutture di sorveglianza concepite dai dettami sociali ed istituzionali, in un ventaglio di sistemi tangibili e non.​
Nonostante la stasi e la calma apparente che contraddistingue i personaggi dei dipinti, come un ossimoro, l’autrice sembra mascherare un’attitudine sovversiva rivolta agli imperativi categorici frutto della realtà che ci circonda. Le sue imposizioni, materialmente circoscritte nelle tele di grandi dimensioni, immobilizzano le figure umane in un atteggiamento di sospensione in continua tensione, impedendo ai protagonisti anche solo di prevedere il momento in cui potranno tornare a muoversi liberamente. Entra in gioco il fattore temporale, nascosto da un primo strato di racconto figurato.
Si percepisce, dunque, da parte degli sfortunati interpreti delle tele della giovane artista, una propensione all’ignoto alla cui origine si cela un assillante quesito: “potremmo ricominciare a muoverci?”.

In un momento storico in cui forte è la rivendicazione e l’attaccamento alle proprie libertà, paradossalmente garantite dagli stessi ordinamenti che le minacciano e sovrastano, gli individui di Marialuisa Antonelli costituiscono una fotografia che cristallizza le condizioni cui ciascuno di noi è obbligato ad attenersi e, al tempo stesso, un incitamento alla ribellione come condizione imprescindibile per un nuovo -altro- futuro.

Ludovica Bartoli

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FRAMED exhibition - Marialuisa Antonelli - a cura di Arianna Sera - Fair Legals (RM)