la regolarità della ribellione

"Tutto dovrebbe essere condotto in modo rettilineo tale da potersi misurare con un filo a piombo" dice Christian Jacq in The Living Wisdom of Ancient Egypt.

 Linearità. Rigore. Spazialità misurabile e misurata.

Guardo le opere dell’Antonelli, delle serie Framed e Libro d’artista e le suggestioni, gli spunti di riflessione stimolati sono numerosi. Non posso prescindere dal rintracciare affinità e legami con la tradizione storico artistica cui la mia formazione archeologica necessariamente rimanda.

Ho pensato quindi di ripercorrere filologicamente il cammino intrapreso dall’autrice che, forse inconsapevolmente e inconsciamente, sembra attingere da un passato lontanissimo che rimane sempre, costantemente attuale sia pure rielaborato e rinnovato in modo personale. Sfoglio vecchi libri universitari di archeologia, le montagne di riviste d’arte antica e di giornali che conservo con estrema gelosia: in ogni pubblicazione colgo reminiscenze e rintraccio somiglianze con le opere dell’Antonelli. Idoli neolitici, rilievi rupestri, stele e sigilli figurati sumeri, i dipinti del Fayum, sono solo alcuni dei prodotti artistici e non in cui individuo analogie e attinenze.

 

Una delle caratteristiche essenziali dell’arte egizia è la cosiddetta stereotipizzazione, cioè la riduzione delle immagini a mera raffigurazione convenzionale, apparentemente sempre uguale. E lo stereotipo, per definizione, presuppone aprioristicamente un’ipergeneralizzazione e ipersemplificazione, risultato di un’operazione deduttiva. L’arte egizia, di fatti, prevede lunghissime file di personaggi tutti uguali, raffigurati sulle facciate di templi, all’interno delle sepolture, sui papiri, in posizione sempre identica. I colori sono sgargianti. I vari artisti, inoltre, avevano tentato di cogliere negli anonimi raffigurati un carattere, una psicologia individuale per renderli diversi. Gli stessi protagonisti di affreschi e bassorilievi, inoltre, sono bidimensionali, resi gerarchicamente nella maniera più elementare ed intuitiva possibile. Il sistema di riferimento consisteva in un reticolo che coordinava e organizzava ogni singolo componente della figurazione. La composizione rispondeva cioè ad uno scaglionamento orizzontale, per cui le figure erano tutte sulla stessa linea, e verticale, secondo cui gli elementi erano raccolti in fasce sovrapposte.

 

L’intento di questa analisi sommaria (o forse troppo minuziosa?) è quello di guidarvi attraverso le riflessioni cui sono pervenuta un po’ per caso leggendo il concept di Framed e informandomi sulla pratica dell’artista. La mostra vuole far luce sulla costrizione, violenta e scomoda, mai ben accetta, dell’essere umano. Inevitabilmente ho colto come una somiglianza insolita fra me, noi, i soggetti della cultura iconografica egizia ed i corpi sulle tele dell’Antonelli.

In quanto figli di un tempo “malato” (quale è quello presente) siamo stati reclusi nelle quattro mura delle nostre case per mesi: obbligati ed oppressi siamo stati privati di libertà di movimento ma non di pensiero o d’espressione (artistica, culturale, letteraria…). Una condizione non dissimile da quella imposta figurativamente nell’arte egizia e parimenti visibile sulle tele, bicrome e policrome dell’autrice in mostra. L'idea della costrizione, all'interno dello spazio figurativo, dell'esigenza di evasione dalla cornice e dalla superficie pittorica è doppiamente spunto di considerazioni: da un lato trova riscontro nel sentimento, contemporaneo e antico allo stesso tempo, di brama di libertà, dall'altra si ricollega all'attualità sul piano prettamente sociale. In un mondo in cui siamo indotti all'omologazione, all'uguaglianza gretta e stereotipata, le figure dell’Antonelli, tutte uguali e ridotte all'essenziale, costipate sulla superficie pittorica ne sono la testimonianza grafica.  Contestualmente, però, emerge chiaro, chiassoso ed assordante il desiderio di ribellione ed opposizione ad una condizione che sta stretta a noi come alle figure sulle sue tele. Un chiaro manifesto in cui il “ribellarsi” è un “ri-bellarsi”, un ritornare al bello, alla libertà, passando per la via dell’arte.

Federica Acierno

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FRAMED exhibition - Marialuisa Antonelli - a cura di Arianna Sera - Fair Legals (RM)